"ALTRI MONDI OLTRE A QUESTO" - IN LIBRERIA DAL 13 OTTOBRE
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19 marzo 2016

OSSESSIONE | La storia tormentata di un libro scomparso




Stephen King scrisse le prime quaranta pagine di Ossessione nel 1966, quando era all'ultimo anno di liceo. Pare che il titolo originale che doveva avere (Getting it On) fosse ispirato a un pezzo dei T. Rex, Bang A Gong (Get It On).

E' di fatto il primo vero romanzo scritto da King, che Bill Thompson propose alla Doubleday, vedendoselo però rispedire indietro. Thompson si offrì di inviarlo ad altri editori.

Nel saggio My High School Horrors, il Re parla della sua costante paura giovanile di restare solo e non riuscire a relazionarsi con gli altri o a fare amicizia, e di come non fosse in grado di esternare questo suo timore. Una storia che King dice di aver scritto con le stesse motivazioni delle altre opere che aveva prodotto:

"Per salvarmi la vita e la salute."

Perché a quel tempo si sentisse così pieno di furia e terrore - così "pazzo" - non lo sa, ma considerati i problemi che in seguito gli ha dato Ossessione, lui invita a prendere in mano una penna piuttosto che una pistola quando ci si sente fuori controllo.

Il personaggio di Charlie Decker è ispirato al serial-killer Charles Starkweather, che tra il 1957 e il 1958 uccise undici persone affiancato dalla fidanzata di quattordici anni. 

Sembra che lo King conservasse un album di ritagli di giornale con gli articoli che parlavano dei suoi delitti.

C. Starkweather

Una volta ottenuta una certa fama, Stephen provò ancora a convincere la Doubleday a pubblicare i suoi romanzi giovanili, ma la casa editrice non volle saturare il mercato. Dunque King propose il libro alla NAL (New American Library), che aveva i diritti delle versioni tascabili dei suoi romanzi. L'idea era di farlo uscire con uno pseudonimo per vedere il riscontro di pubblico.
Inizialmente King optò per il nome Guy Pillsbury (preso dal nonno materno), ma presto girò voce nella casa editrice che era in circolazione un inedito di Stephen King. Costretto a cambiare pseudonimo, creò il suo doppio Richard Bachman e diede al romanzo un nuovo titolo: Rage.


Venne pubblicato senza alcun tipo di promozione in versione tascabile a 1 dollaro e 50 centesimi, destinato alla sezione economica di qualche negozietto e alle stazioni degli autobus.

Soltanto nel 1985 uscì sotto il nome di King nel volume unico The Bachman Books, che raccoglieva tutte le opere fino ad allora pubblicate sotto il nom de plume di Bachman. Nella seconda introduzione a quell'omnibus King scrive: "Mi conforta sapere che quel libro è stato scritto senza cattive intenzioni, anche se da un diciottenne tormentato che oggi sento come estraneo a me stesso; quel ragazzo non era nè King nè Bachman, ma uno strano (e pericoloso) ibrido di entrambi."


Forse la carriera del Re sarebbe stata un po' diversa se la Doubleday gli avesse pubblicato Ossessione anziché Carrie, ammette lui. Ma dice: "a lungo andare, il mostro sarebbe venuto fuori".



UN LIBRO SCOMODO - Ossessione, (Rage - "rabbia" - il titolo originale), è l'unico romanzo di Stephen King che è stato ritirato dalle stampe. Nel 1998 King chiese alla NAL di interromperne la pubblicazione, a seguito di alcuni episodi di cronaca nera a cui il libro venne associato, elencati qui sotto:


  • 1988, San Gabriel (California): lo studente Jeffery Lyne Cox tenne in ostaggio i compagni di scuola, senza fare vittime. Una volta arrestato dichiarò di essere stato ispirato in parte anche da Ossessione, che lesse più volte.
  • 1989, Jackson (Kentucky): Dustin Pierce prese come ostaggio alcuni studenti nella classe di Storia armato di fucili. Non ci furono feriti. La polizia trovò una copia di Ossessione nella sua camera da letto.
  • 1993, Grayson (Kentucky): Scott Pennington spara all'insegnante d'Inglese Deanna McDavid col revolver del padre e poi uccide il custode della scuola. Prima della sparatoria Scott aveva scritto un saggio su Ossessione a cui la professoressa McDavid aveva dato una C come voto.
  • 1996, Moses Lake (Washington): il giovane Barry Loukaitis entra nell'aula di Algebra e fredda l'insegnate e due studenti dicendo "Questo batte algebra sicuramente, non è vero?". Anche in Ossessione viene coinvolta proprio una professoressa di Algebra.
  • 1997, Paducah (Kentucky): Michael Carneal sparò a otto studenti presso un gruppo di preghiera. Una copia del volume I libri di Bachman (che conteneva anche Ossessione) fu trovata nel suo armadietto.


Quest'ultimo fatto indusse King a prendere la decisione definitiva di ritirare Ossessione dalle librerie. Una scelta di cui ha parlato nel saggio Guns (2013), arrivato in Italia nel 2021 grazie a Marotta & Cafiero editori, dove King affronta l'annosa questione della diffusione delle armi da fuoco negli Stati Uniti.


"Ora fuori catalogo ed è un bene che sia così", scrive King in una nota della prefazione a Blaze (2007), ed è tuttora comprensibile il suo scrupolo di aver voluto evitare di offrire possibili spunti ad altri squilibrati, pur tenendo presente che non può considerarsi un'opera letteraria causa principale di delitti che hanno radici ben diverse e più profonde nella società.

Ma la questione che riguarda Ossessione è molto più specifica, non è generica, non concerne ogni tipo di violenza, altrimenti andrebbe tolto dal mercato mondiale ogni singolo volume di narrativa che contenga in vario modo scene genericamente violente... No. Qui si tratta di un problema molto sentito negli Stati Uniti dagli americani: l'estrema facilità che si ha in molte zone del Paese nel procurarsi un'arma. Dibattiti e manifestazioni si susseguono da anni, ma all'orizzonte non si profilano ancora soluzioni efficaci.

29 febbraio 2016

LE NOTTI DI SALEM | Come nacque l'idea del romanzo




 

LE NOTTI DI SALEM -

Titolo originale: Salem's Lot

Prima edizione americana: Doubleday 1975

Prima edizione italiana: Sonzogno 1977
Traduzione: Carlo Brera

Nuova edizione: Sperling & Kupfer 2007
Traduzione: Tullio Dobner




*


- GENESI LETTERARIA -


 "E' una lettura avvincente e potrebbe essere un best-seller. C'è solo un problema: sarai etichettato come scrittore di romanzi dell'orrore."

Così disse a Stephen King Bill Thompson, editor della Doubleday, su quello che sarebbe accaduto se come secondo romanzo gli avessero pubblicato Second Coming (titolo originario de Le notti di Salem) anzichè Uscita per l'inferno. 

"Mi definiscano come vogliono, 
basta che gli assegni vadano all'incasso." 


 Fu la risposta che segnò il destino letterario del Re dell'Horror.



Il libro uscì nel 1975 col titolo di Salem's Lot, dal momento che "La seconda venuta" sembrava alla moglie Tabitha il titolo di un manuale di sessuologia, e invece Jerusalem's Lot suonava alla casa editrice più come un testo a carattere religioso.

L'idea del romanzo gli venne durante una cena con la moglie e il suo amico d'infanzia Chris Chesley. I tre stavano discutendo di cosa farebbe Dracula se ritornasse ai giorni nostri. Tra le varie ipotesi, Chesley immaginò che il vampiro si sarebbe insediato in una piccola cittadina del Maine, anzichè in una grande metropoli.

"Il mio romanzo ha un'intenzionale somiglianza con Dracula" - scrive King nell'introduzione - "e dopo un po' mi accorsi che quello che stavo facendo era giocare un'interessante partita a squash letterario: Le notti di Salem era la palla e Dracula il muro contro cui la rimandavo."



King andrà a focalizzarsi non su Barlow, il vampiro, bensì sulla città di Salem e i suoi abitanti, lo inquieteranno di più i momenti di luce della giornata in cui le strade sono deserte. Il titolo stesso del libro ci dice chi è la vera protagonista: Jerusalem's Lot, il cui nome trae origine da quello della scrofa di un contadino, Charles Belknap Tanner. L'animale fuggì nei boschi e s'inselvatichì, e Tanner era solito gridare ai bimbi curiosi di stare alla larga dal bosco di Jerusalem ("wood lot").

Il proposito iniziale del Re era di lasciare che tutti sopravvivessero, ma ha prevalso una visione più pessimista, dove la superstizione vince sulla razionalità, nonostante un contesto in cui domina la tecnologia moderna.

Stephen King iniziò Le notti di Salem nel 1972, in un periodo difficile della sua vita familiare; lo scrisse in quella autentica fornace del suo caravan, mentre Tabitha cercava di decidere quali bollette andavano pagate subito e quali potevano aspettare. Combattere i vampiri era per King un modo per evadere. Gli sembravano più benigni dei creditori che lo perseguitavano.


Contenuti extra

Nella nuova versione del 2007 tradotta da Dobner sono stati allegati al romanzo due racconti della raccolta A volte ritornano collegati ai vampiri di Salem: Jerusalem's Lot (antefatto ambientato nel XIX secolo) e Il bicchiere della staffa.

Inoltre, in appendice all'edizione troviamo pubblicate alcune scene eliminate dalla prima bozza iniziale; tra le differenze più significative:

- Kurt Barlow si chiamava inizialmente Sarlinov
- Callahan veniva decapitato
- Jimmy Cody veniva assalito dai topi
- Barlow moriva evaporando al sole












La Citazione
  
" La città si disinteressa del lavoro 
del diavolo come si disinteressa di quello 
di Dio e di quello dell'uomo. 
Conosce il buio. E il buio è sufficiente. "







Special thanks to Bev Vincent


31 gennaio 2016

CARRIE | L'esordio letterario di Stephen King



Il primo romanzo che Stephen King riuscì a farsi pubblicare è breve ma "esplosivo", e vede come protagonista una figura che si distacca da qualsiasi ideale di perfezione e bellezza: Carrie White è solo una ragazzina brutta e insignificante, per la cui creazione King s'ispirò ad alcune sue vecchie compagne di scuola, mentre l'idea di attribuirle poteri paranormali gli venne dopo aver letto alcuni articoli di giornale sulla telecinesi.


"Chi vorrà mai leggere un libro su 
una poveretta afflitta da problemi mestruali?"


Così lo Zio confessò di aver pensato. E invece, proprio questa vicenda così tragica, ricca di personaggi interessanti e scritta con uno stile che punta alla semplicità sarà il trampolino di lancio del Re nel mondo letterario.

Il manoscritto iniziale di Carrie era stato gettato da King in un cestino e provvidenzialmente recuperato dalla moglie Tabitha, che incoraggiò il marito a proseguire lo sviluppo della storia, in principio pensata da King come un racconto ed evolutasi oltremisura fino a mettere in crisi il Re. Ma la tenacia e la fiducia di Tabitha in Stephen ebbero la meglio, e così King terminò il romanzo e lo sottopose all'attenzione di Bill Thompson, editor della Doubleday che lo aiutò a revisionare il testo e che aveva già apprezzato alcuni suoi lavori giovanili.


B. Thompson 

Ai tempi King non se la passava molto bene a livello economico, aveva un basso stipendio da insegnante e già due figli piccoli da mantenere; era talmente in bolletta da aver rinunciato a tenere un telefono in casa, e un mese dopo Thompson fu costretto a inviare a King un telegramma per comunicargli la notizia che avrebbe cambiato la sua vita...

"Tabby mi chiamò a scuola. Andai in ufficio per prendere la chiamata, consapevole che per telefonarmi era dovuta andare dai vicini, e abbastanza certo che era accaduta una di queste due cose: o la Doubleday aveva deciso di pubblicare Carrie oppure uno dei bambini era caduto e si era rotto la testa..."

King sul risvolto di copertina


L'editore pagò un anticipo di 2500 dollari, soldi che permisero a King di acquistare un'auto nuova, una Pinto blu, ma non di abbandonare il posto da insegnante.

Il libro uscì in copertina rigida il 5 aprile 1974.

La prima edizione Doubleday


La svolta arrivò però con l'edizione tascabile del romanzo, che garantì a King ben 200mila dollari di anticipo (circa 2 milioni di euro odierni) come quota dei diritti.

Stephen, appena ricevuta la notizia, incredulo ed euforico, uscì di casa in cerca di un regalo per Tabitha; peccato però che fosse domenica e molti negozi fossero chiusi. Rimediò in una farmacia un asciugacapelli da 29 dollari...

4 aprile 2014

LA TORRE NERA | Genesi dell'epica saga di Stephen King




Stephen King iniziò a partorire quella che sarebbe diventata una delle sue opere più epiche e maestose quando frequentava l'ultimo anno del college. All'epoca in cui lavorava per la Biblioteca dell'Università del Maine ereditò una risma di spessi fogli di carta di color verde acceso. Quel materiale così appariscente pare lo abbia invogliato a scriverci sopra qualcosa di speciale...

In un corso del secondo anno sui poeti romantici aveva studiato un poema che Robert Browning scrisse nel 1855: Childe Roland to the dark tower came, un titolo che riprende una frase del Re Lear di Shakespeare.
I versi di Browning narrano di un cavaliere di nome Roland che si mette alla ricerca di una misteriosa Torre Oscura inoltrandosi in una pianura desolata, nel ricordo dei suoi amici cavalieri entrambi morti, Cuthbert (vi dice niente?) e Giles.

King voleva scrivere qualcosa che incarnasse le sensazioni di quella poesia. Vedendo il film Il buono, il brutto, il cattivo gli venne in mente di provare a fondere due generi, catturando il senso della ricerca e del magico del Signore degli Anelli ambientando, però, il tutto sul grandioso sfondo western di Sergio Leone.

Era il marzo 1970 quando King scrisse la prima memorabile riga de L'Ultimo Cavaliere, titolo originale: The Gunslinger ("Il Pistolero"):

L'uomo in nero fuggì nel deserto
e il pistolero lo seguì.

Il giovane Steve viveva da solo in condizioni modeste sulle rive di un fiume; l'ininterrotto silenzio spettrale che lo circondava influì, forse, sul tono di ciò che stava scrivendo. Era convinto di essersi imbarcato nella creazione del più lungo romanzo popolare della storia, che si sarebbe aggirato attorno alle 3000 pagine.

Al centro di questa ambiziosa opera fantasy un solitario pistolero di nome Roland Deschain, ultimo della sua stirpe, votato alla ricerca ossessiva di una misteriosa Torre che regge gli assi portanti dell'universo.

King aveva già sperimentato la realizzazione a puntate di una storia di ambientazione western, pubblicando sul Maine Campus (il giornale dell'università) un racconto satirico intitolato Slade (che in qualche piccolo dettaglio presenta elementi che poi King riprese ne L'Ultimo Cavaliere).

Scrisse il secondo capitolo mentre era bloccato a metà col romanzo Le notti di Salem, mentre la terza parte la scrisse dopo aver terminato Shining. L'ultimo capitolo, Il Cavaliere e l'Uomo in nero, fu redatto nel 1980.

Sottopose un paio di queste storie all'attenzione del suo agente dell'epoca, Kirby McCauley, che riuscì a venderle alla rivista The Magazine of Fantasy & Science Fiction. Il primo episodio (The Gunslinger, tradotto in Italia con "Il cavaliere") apparve nel numero di ottobre del 1978, dopo la pubblicazione de L'ombra dello scorpione.



La seconda puntata (La Stazione di Posta) uscì nell'aprile del 1980, mentre le tre parti restanti uscirono in successione nei mesi di febbraio, luglio e novembre del 1981.




Con l'ultimo episodio venne annunciato che le cinque storie sarebbero state raccolte in un libro in edizione limitata edito da Donald M. Grant nella primavera del 1982.

King all'inizio non era molto propenso all'idea di ripubblicare in volume la storia dell'Ultimo Cavaliere, la riteneva ancora incompleta e troppo diversa dalle altre sue opere, credendo che difficilmente avrebbe attratto i lettori. Grant, dopo un incontro a una cena, gli chiese se avesse del materiale da poter pubblicare con la sua piccola casa editrice di Providence, Rhode Island (nota ai tempi per le pubblicazioni delle opere di Robert E. Howard), e King gli propose la sua storia della Torre Nera. Recuperò il manoscritto umido e appena leggibile da una cantina e risistemò un po' il testo per la nuova pubblicazione. E decise di dedicare il libro a Ed Ferman, l'editor della rivista Fantasy & Science Fiction che per primo aveva pubblicato la storia.

Donald Metcalf Grant
(3 aprile 1927-19 agosto 2009)

Grant ingaggiò il pluripremiato artista Michael Whelan chiedendogli di lavorare alle illustrazioni dell'edizione limitata dell'Ultimo Cavaliere (Whelan aveva realizzato anche i disegni per l'edizione speciale de L'incendiaria edita dalla Phantasia Press).


"Trovai il romanzo molto deprimente, nonostante fossi lusingato dell'incarico affidatomi", dichiarò l'artista. "Era il gennaio 1981 quando iniziai a lavorarci su, un mese che per me fu stressante per tanti motivi, tra cui la morte di mia madre due settimane prima. [...] Il clima era gelido e ventoso. A dire la verità, illustrare L'Ultimo Cavaliere era l'ultima cosa al mondo che avevo voglia di fare. Ma alla fine mi sono rimboccato le maniche e mi sono buttato a capofitto sul lavoro."


Furono quindi date alle stampe 10.500 copie in hardcover con sovracopertina, di cui 500 autografate da Stephen King e Michael Whelan.

(Piccola nota: nelle nostre edizioni italiane non sono mai state incluse le tavole a colori di Whelan, ma soltanto i disegni in bianco e nero)

M. Whelan 




Nonostante l'annuncio sul magazine di Ferman e la pubblicità sulla rivista Whispers, il libro sfuggì all'attenzione di molti lettori di Stephen King. L'anno seguente, quando nel 1983 il titolo venne inserito nell'elenco delle opere di King all'interno del romanzo Pet Sematary, tantissimi fan rimasero sorpresi nello scoprire un nuovo titolo del loro scrittore preferito che non avevano mai sentito nominare. L'ufficio di King e del suo editore furono bombardati di richieste su come fare per procurarsi quel volume. La Doubleday ricevette oltre 3000 lettere, tra cui non mancavano persone arrabbiate che pretendevano di avere il diritto di leggere tutto ciò che King aveva scritto.

Peccato che tutte le copie dell'edizione Grant fossero esaurite...

"Mi ci volle quella valanga di lettere perché capissi con un certo disagio di avere, oggettivamente o perché c'era gente che così pensava, responsabilità precise riguardo al mio lavoro", ha detto Stephen King.





"Volevo fare qualcosa" - spiegò King in un discorso pubblico a Pasadena - "e anche Donald [l'editore] voleva. Era turbato. Una sera abbiamo parlato al telefono, e io gli ho detto: Che ne pensi di pubblicarne altre 500 o 5000 copie? Ci fu un lungo sospiro. Sarebbe come pisciare in un bosco in fiamme, non è vero?, gli dissi. Lui concordò."

Ma nonostante la riluttanza di King, Donald M. Grant riuscì a concordare una seconda stampa più corposa, di altri 10.000 pezzi, tutti quanti venduti già entro la fine del 1984.

Molti lettori lamentarono il fatto che l'edizione non fosse alla portata del loro portafogli, ma King resistette ancora qualche anno prima di lanciare il volume in un'edizione economica, che uscì edita da Plume in versione tascabile solo nel 1988, affiancata da una versione audio di sei ore (800 pezzi a 100 dollari l'uno) registrata da King in persona negli studi della sua stazione radio, la WZON. Il pacchetto con quattro audiocassette fu il primo audiolibro completo di Stephen King rilasciato in assoluto.




A distanza di molti anni, nel 2003, Stephen King decise di revisionare in tutte le sue parti il testo di questo primo volume della Torre Nera, cercando di aggiornarlo e renderlo meno criptico alla luce degli altri volumi usciti nel frattempo.

Il viaggio del pistolero Roland Deschain vide la sua fine il 21 settembre 2004, quando, nel giorno del compleanno di King, venne pubblicato negli Stati Uniti il settimo e conclusivo capitolo della Torre Nera (illustrato ancora da Michael Whelan, tanto per chiudere il cerchio), cui ha fatto seguito nel 2012 un breve ritorno in quelle atmosfere, col romanzo La leggenda del vento, da collocare cronologicamente tra il 4° e 5° volume della saga. Nel 2002 è stato incluso nella raccolta di King Tutto è fatidico anche un racconto breve del mondo della Torre Nera, Le Piccole Sorelle di Eluria, che riporta un episodio di poco antecedente alle vicende narrate ne L'Ultimo Cavaliere.



Tutti i libri della Torre Nera:

  • 1982 - L'ultimo cavaliere (Sperling & Kupfer 1989) Revisionato nel 2003
  • 1987 - La chiamata dei tre (Sperling & Kupfer 1990)
  • 1991 - Terre desolate (Sperling & Kupfer 1992)
  • 1997 - La sfera del buio (Sperling & Kupfer 1998)
  • 2003 - I lupi del Calla (Sperling & Kupfer 2003)
  • 2004 - La canzone di Susannah (Sperling & Kupfer 2004)
  • 2004 - La Torre Nera (Sperling & Kupfer 2004)
  • 2012 - La leggenda del vento (Sperling & Kupfer 2012)

27 gennaio 2013

SHINING | Il libro in cui Stephen King imprigionò i suoi demoni




Lo spunto per scrivere Shining lo offrì a Stephen King un soggiorno insieme alla moglie e ai figli presso lo Stanley Hotel di Estes Park, in Colorado, nell'ultimo giorno prima che la struttura chiudesse per l'inverno: era il 1974.

Lo Zio aveva bisogno di cambiare aria, di uscire dal Maine per avere nuove suggestioni.

Presero la stanza numero 217 (lo stesso di quella citata nel romanzo), mentre nel film di Stanley Kubrick viene riportata col numero 237: i proprietari del Timberline Lodge (l'albergo in Oregon usato per le riprese esterne) non volevano che i futuri clienti, impauriti, rifiutassero la 217, e così chiesero a Kubrick di cambiarne il numero. Fu scelto il 237 perché non corrispondeva a nessuna stanza dell'hotel.

Di notte, mentre la moglie dormiva, King vagava per quei corridoi infiniti dove il rischio di perdersi era concreto. Conobbe un barista di nome Grady (Grady...) e si stupì della profondità della vasca da bagno nella sua stanza... Come se non bastasse, sognò il figlio Joe di tre anni (che oggi scrive libri col nome di Joe Hill) mentre fuggiva nei corridoi inseguito da una manichetta antincendio. A quel punto la struttura del libro era già nella sua testa.


Lo Stanley Hotel


Quella che da qualche anno aveva pensato come una storia ambientata in un parco di divertimenti (che tornerà nel maturo Joyland, edito nel 2013) si trasformò in una tragedia familiare ambientata in un hotel infestato dai fantasmi, e prese il titolo iniziale di The Shine, ispirato da alcune parole di un pezzo di John Lennon, Instant Karma ("Tutti noi brilliamo", "We all shine on"), poi modificato dalla Doubleday in The Shining, per timore che fosse scambiato per un termine spregiativo verso gli afroamericani (appellati come "shoeshine", lustrascarpe).


Prima edizione Usa


In Italia la Sonzogno lo lanciò col titolo Una splendida festa di morte, sostituito con Shining dopo il successo del film al cinema.


Shining è il primo vero romanzo che King scrive da autore ormai lanciato nel panorama letterario; è tra i suoi testi più autobiografici, una gigantesca esorcizzazione delle proprie paure e ossessioni più intime. Jack è Steve, è l'uomo sull'orlo di una crisi di nervi, che fatica a mantenere la famiglia coi pochi soldi che guadagna come insegnante. Frustrato nelle sue ambizioni di scrittore, ha poco tempo da dedicare alla sua passione, preso tra lavoretti per arrotondare e i compiti a casa da correggere. Per sopportare il caos di una vita domestica che ha il suono delle urla dei bimbi ancora piccoli, si dà all'alcol. Sì, King era un alcolizzato, e ne uscirà soltanto negli anni '80, quando la moglie Tabitha lo metterà una volta per tutte di fronte al problema.
Anche gli scatti violenti di Jack Torrance verso il piccolo Danny e Wendy sono una proiezione delle cupe rivolte interiori del King dell'epoca. Così scriverà sulla rivista Whispers:

"Ogni tanto ero assalito da sentimenti scellerati che non avevo mai sospettato di poter provare, alcuni verso mia moglie, altri verso i miei figli, sentimenti che andavano dall'impazienza alla collera, all'odio puro e semplice. C'erano momenti, specie intorno alle due del mattino, un bimbo in braccio o sulla mia schiena, in cui mi trovavo a chiedermi come diavolo fossi finito in quel folle asilo nido."




Un King che ammette le sue debolezze umane, e che in questo libro vomita tutto il suo terrore di non riuscire mai a realizzare il sogno di diventare uno scrittore vero. Ma sappiamo tutti come è andata.

Shining uscì il 28 gennaio 1977, e divenne il primo best-seller in hardcover di Stephen King, vendendo 50mila copie.



GLI ANTEFATTI - Non tutti sanno che dalla versione originale del romanzo l'editore tagliò per motivi economici il prologo Before the Play, mai pubblicato nelle edizioni vendute in libreria. Uscì singolarmente per la prima volta nel 1982 sulla rivista Whispers, e in seguito vennero allegati due capitoli nel numero di aprile di TV Guide del 1997.  Il testo riporta le vicende dei decenni anteriori all'arrivo dei Torrance all'Overlook, tra cui anche un episodio che vede protagonisti Jack da piccolo e suo padre.

Tv Guide, aprile '97

L'unica edizione cartacea che antepone al romanzo il prologo di 40 pagine è l'edizione limitata americana stampata in esclusiva dalla Cemetery Dance Publications nel 2017, corredata da un'appendice con materiale tagliato e le quattro pagine dell'epilogo (After The Play) che King credeva di aver perso per sempre dal suo archivio.

La Limited Edition 


13 agosto 2010

UNICO INDIZIO LA LUNA PIENA | Un calendario mancato


In Italia non viene più stampato dal lontano 1991, fu la Salani a pubblicarlo per l'ultima volta.

S'intitola Unico indizio la luna piena (Cycle of the Werewolf nell'edizione originale) ed è un racconto relativamente breve e che non spicca nella vasta produzione di Stephen King, ma per i collezionisti italiani è diventato quasi un oggetto di culto, da custodire con gelosia o da ricercare ossessivamente...

E pensare che l'idea della storia non nacque direttamente da King, e non doveva nemmeno diventare un libro, bensì... un calendario.

Ecco com'è andata.

Stephen King pare abbia candidamente ammesso di aver accettato il progetto di Cycle of the Werewolf perché era un po' alticcio quando, durante la World Fantasy Convention di Providence nel 1979, gli si avvicinò un giovane editore del Michigan di nome Christopher Zavisa.

L'editore, che aveva fondato la Land of Enchantment Press, voleva che King presentasse una serie di 12 vignette che sarebbero state accompagnate dalle illustrazioni di Bernie Wrightson e dalle griglie dei mesi del calendario.

B. Wrightson
1948 - 2017

I diritti per un calendario di Stephen King li deteneva però la New American Library, che permise a Zavisa di realizzare il progetto con l'autore a patto che si trattasse di un'edizione a tiratura limitata, superando così il conflitto contrattuale. Una volta esaurite le copie, la NAL avrebbe potuto di conseguenza commercializzare l'opera col suo marchio.

La struttura a episodi mensili fece venire in mente a King le fasi lunari, e di conseguenza Steve pensò di incentrare il racconto attorno alla figura di un lupo mannaro. Decise anche di prendersi una "licenza creativa", come l'ha chiamata lui, immaginando che nei giorni festivi di ogni mese ci fosse la luna piena (la moglie Tabitha non era molto convinta di questa libertà che si era preso...)

La cosa che più preoccupava King del progetto erano le 500 parole stabilite per ogni segmento narrativo. Con l'intenzione di terminare il lavoro entro due settimane, scrisse subito le prime tre parti e poi mise le carte da parte dedicandosi ad altri lavori più impegnativi.

Nel gennaio 1981 Zavisa lo chiamò per sentire come procedeva il tutto. Stephen dissimulò, dicendo che stava andando tutto bene. E Zavisa ne fu contento, dato che tra l'altro Wrightson stava già iniziando le bozze preliminari.


A febbraio i King volarono in vacanza a Puerto Rico per alcuni giorni (Steve si era comunque portato dietro l'occorrente per proseguire a lavorare). Scrisse la puntata del mese di aprile su un volo che dovette ritornare indietro a New York perché un passeggero aveva avuto un infarto, e l'episodio di maggio durante il secondo tentativo di raggiungere San Juan. Addirittura, il capitolo di giugno lo buttò giù approfittando di un ritardo dell'agenzia di autonoleggio...

Insomma, la stesura non proseguiva nelle condizioni ideali, e il formato ridotto soffocava la sua creatività.

Poi, all'improvviso, si accese una luce nella mente di King, che aveva trovato la chiave per far svoltare la storia, ma andò ben oltre le 500 parole concordate con l'editore.

Tornato dalle vacanze, Stephen dovette affrontare la realtà e dire a Zavisa che il racconto non poteva più restare imprigionato in un calendario, ma poteva diventare un piccolo libro. E l'editore non fu affatto contrariato, anzi. Probabilmente, come sospetta anche King, era il suo desiderio fin dall'inizio, ma non ebbe il coraggio di confessarlo.

Unico indizio la luna piena venne dunque pubblicato nel 1983 dalla Land of Enchantment in un'edizione limitata di 7500 copie venduta a 38 dollari e 50 cents solo presso rivenditori specializzati. Fu stampata anche una versione deluxe con custodia in soli 350 pezzi autografati da autore e illustratore, 100 dei quali contenevano un disegno originale a mano di Bernie Wrightson.

"Ho dovuto fare lo stesso disegno del lupo mannaro cento volte." - ricordava l'artista in un'intervista a George Beahm del 2009 - "Ho abbozzato una faccia da licantropo come modello e l'ho copiata ripetutamente. Siccome non avevo mai fatto nulla di simile prima, non immaginavo quanto sarebbe stato noioso e prosciugante. Dopo una dozzina di disegni, stavo pensando: questa è una condanna a vita e io sono all'inferno."

Col tempo l'edizione è diventata ricercatissima dai collezionisti forti, e quotata anche oltre il migliaio di dollari.



Stephen King lo riteneva un piccolo progetto non degno di nota per la sua carriera, non venne nemmeno inserito nell'elenco aggiornato delle opere insieme a The Gunslinger (L'ultimo cavaliere) quando nel 1983 uscì negli Stati Uniti il romanzo Pet Sematary.

Tuttavia, nell'aprile 1985 venne messo regolarmente in commercio per il pubblico in un'edizione tascabile, e nell'ottobre dello stesso anno fu proposto allegato alla sceneggiatura del film (Silver Bullet) scritta anch'essa da King.

Edizione Signet, 1985

Ed ecco qui le uniche 4 edizioni che si sono viste sul suolo italico:

Longanesi 1986




Club degli Editori 1986




Tea Due 1989
(non illustrata)




Salani 1991



Intanto, dal 13 agosto 2019 è stata messa sul mercato americano una nuova ristampa del libro sotto il marchio Gallery 13 della Simon & Schuster.



Sul fronte italiano non conosco esattamente come stiano le cose dal punto di vista dei diritti, che immagino siano scaduti in attesa che si attivi qualche editore interessato.


Una curiosità per chiudere: nel 2016 la Nakatomi ha collaborato con l'artista Bernie Wrightson al suo primo Kickstarter Project stampando un portfolio esclusivo con le 12 tavole a colori disegnate per il racconto di King, insieme al quale era possibile ricevere il calendario per l'anno 2017 che trasformava in realtà l'idea iniziale di abbinare a ogni mese un'illustrazione.